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Tra le tante chiavi di lettura del bonsai, una delle più articolate sono gli "stili". La classificazione dei bonsai in stili deriva da un'estrapolazione ed un'astrazione dell'aspetto naturale degli alberi. Questi sono una serie di regole codificate dai maestri bonsaisti giapponesi per rappresentare le forme più frequentemente assunte dagli alberi in natura. Gli stili sono numerosissimi, ma correntemente se ne usano solo pochi. I più importanti sono basati sulla forma del tronco. L'obiettivo prioritario è quello di conferire al bonsai un aspetto che sia il più naturale possibile. Gli stili vanno considerati come semplici indicazioni al processo di modellatura dei bonsai, nei quali sono specificati tutti i dettagli cui idealmente si deve conformare un albero che s'inquadri all'interno di un certo schema. Attraverso un attento studio si potrà comprendere ciò di cui l'albero necessita e ciò che assolutamente va contro alla sua natura. Tuttavia le regole non vanno dimenticate, perché allora l'albero non avrebbe forma. In quella sottile linea che divide le regole dalla creazione individuale è possibile distinguere i maestri di un'arte.

chokkan
Chokkan o eretto formale: per rappresentare conifere a fusto diritto tipico della montagna (tronco perfettamente diritto e verticale con rami piegati verso il basso ed uniformemente distribuiti in tutte le direzioni ma senza nascondere il tronco) esprima la forza, la potenza, l'ordine, l'inflessibilità, la virtù virile. Si tratta dello stile più vincolato da regole, che delimitano e specificano lo spessore del tronco in relazione all'altezza, alla posizione delle radici, alla posizione in vaso, alla lunghezza, all'inclinazione e la densità dei rami.

Moyogi o eretto informale: per rappresentare ginepri o conifere di bassa quota e latifoglie (tronco sinuoso che esce dal terreno lievemente inclinato e sale descrivendo due-tre curve via via sempre più strette) esprime l'eleganza, l'adattabilità agli eventi mutevoli della vita. Proprio per questo ha regole meno severe dell'eretto formale, e da alcuni è considerato uno stile libero.

Moyogi
Shakan

Shakan o inclinato: per rappresentare piante che hanno subito un grosso trauma in passato, o che nel loro sviluppo sono state condizionate dalla presenza costante di un fattore negativo. (tronco e vegetazione molto inclinati verso destra o sinistra, radici robuste ed evidenti sulle superficie del terriccio e disposte nella direzione di inclinazione della pianta).

Kengai o cascata: per rappresentare piante cresciute su un dirupo scosceso dove frane e slavine hanno impedito una crescita naturale spingendo la vegetazione sempre più verso il basso. (curva stretta alla base del tronco che quindi si porta verso il basso, con brevi tratti che salgono per poi tornare di nuovo verso il basso) Esprime, la tenacia, un'indomabile volontà di vivere e superare le avversità.

Kengai
Fukinagashi
Fukinagashi o spazzato dal vento: rappresenta un albero che durante la sua crescita è stato modellato da un vento costante o ricorrente. Tutti i rami che si trovano nella scia del vento riescono a sopravvivere o comunque si modellano secondo quella linea; i rami che crescono contro vento vengono inevitabilmente frenati nella crescita o strappati. (tronco generalmente inclinato, chioma molto leggera e schiacciata, quasi fosse pettinata).

Bunjing o letterario: ispirato alla pittura cinese ed all'arte calligrafica. (non ha regole fisse, il tronco è molto sottile è flessuoso spesso con brusche curve, la vegetazione molto ridotta fino all'apice dove pochi rami ben direzionati formano la chioma) Esprime eleganza, raffinata semplicità, una profonda pace interiore dopo una lunga vita travagliata.

Bunjing
Hokidachi
Hokidachi o scopa rovesciata: possiamo pensarlo come una variante dello stile eretto da cui eredita il tronco principale diritto, che si dirama in una serie di rami che crescono con un angolo abbastanza stretto rispetto alla verticale. Questi rami si dividono in rami secondari sempre più piccoli con lo stesso andamento di quelli principali proprio come la saggina usata per le scope. I rami si dipartono pressappoco dallo stesso punto e sono più o meno della stessa lunghezza
Sokan o tronchi gemelli o madre-figlio: così chiamato perché composto da due soggetti con le stesse sinuosità e andamento di crescita, uno più grande e uno più piccolo che danno l'idea di una madre che tiene vicino a sé il figlio. La base dei due tronchi è molto ravvicinata e certe volte può essere la stessa. Per una buona riuscita, il punto di separazione dei due tronchi deve essere il più in basso possibile, così da suggerire l'immagine di due alberi completamente autonomi, ma cresciuti vicini per un capriccio del caso.
Sokan
Yose-ue

Yose-ue o alberi in gruppo: Quando il numero dei soggetti è superiore a tre e sempre dispari si realizza una foresta. Questo insieme di alberi è caratterizzato dall'avere di solito uno o due alberi principali attorniati da una serie di alberi più piccoli. Questi alberi, vengono messi assieme in un contenitore largo e poco profondo cercando di posizionarli in modo naturale, evitando le simmetrie e rispettando la profondità scenografica con accorgimenti come il mettere nella parte posteriore degli alberi più piccoli e bassi mentre nella parte frontale quelli più grandi e più alti.

Ikada o zattera: Quando tutti i fusti sono uniti da una stessa radice, la foresta prende il nome di zattera. Rappresenta un tronco caduto sul fianco che ha dato vita a una nuova vegetazione. Anche in questo caso valgono le regole viste precedentemente in fatto di proporzioni degli alberi e aspetto scenografico. Questa foresta si può realizzare con un albero coricato, dove il tronco fungerà da radice principale che collega tra loro i vari fusti (gli ex rami).
Ikada
Ishitsuki
Ishitsuki o su roccia: lo stile su roccia rappresenta un albero che, nato vicino ad una piccola roccia o sopra di essa, ha imbrigliato con le sue radici la roccia stessa. Ci sono due tipologie di questo stile, la prima prevede l'albero come elemento dominante della scena con le sue radici che stringeranno la roccia quasi a volerla stritolare; il secondo inverte completamente il rapporto con piccoli alberi che crescono qua e là sul pezzo di roccia dove le radici crescono costrette in piccole cavità.

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